ON-NO intervista Michele LIO

ON-NO: Scopriamo il progetto e JOKO per L1

Michele Lio è un giovane ragazzo di Palermo che è riuscito a materializzare il proprio mondo attraverso il progetto ON-NO ed un gioco da tavolo molto interessante: “Joko per L1”.

Oggi Michele presenta al pubblico questa nuova realtà, quindi direi di passare subito all’intervista che ho avuto il piacere di fargli!

 


 

1. Ciao Michele e benvenuto su seikoyuuki.com. Presenta te ed il tuo progetto al nostro pubblico…

Ciao a tutti sono Michele Lio ed ho 20 anni. Ho inventato ON-NO perchè non trovavo un’etichetta che mi contenesse.
Fin da quando sei piccolo ti attribuiscono un’etichetta, le mie sono state le più disparate ma quelle che più mi hanno accompagnato anche nell’ambito della scuola sono state dislessico, disgrafico e discalculico.

Quindi ho cercato di trovare un’etichetta che mi rappresentasse e che sentivo mia.
Dunque cos’è ON-NO? E’ la fine della parola immagination e l’inizio della parola normality.
Perchè questo? Quella che era la mia parte creativa non riuscivo a esprimerla in nessun modo, nè con segni nè con uno scritto, non riuscivo a ballare, cantare, non avevo un’arte mia, così me la sono creata ed è nato Joko per L1.

 

 

2. Come nasce il progetto ON-NO?

ON-NO nasce esprimendo un forte senso di negativo, cioè questa mia parte creativa era molto celata, criptica.

ON-NO intervista Michele LIO

ON-NO nasce quindi con una mia parte distruttiva-creativa in cui mi ero chiuso nel mio gioco, nel mio mondo, nella mia isola, e continuavo a creare difese molto alte che nessuno riusciva ad abbattere.
In pratica scrivevo in numeri e mi esprimevo in colori, così le persone non capivano di cosa stavo parlando. Quindi a meno che non avevi una passione/dedizione a stare dietro i miei deliri non potevi capire di cosa stavo parlando.

Questo ha messo in crisi un po’ tutti, anche me! Allora decisi che questo mondo bello e colorato che sentivo mio perchè riuscivo ad esprimermi, volevo condividerlo anche agli altri. Tuttavia ero molto infognato in questo mondo e da un lato era bello non essere capiti, mi dava quel senso di “onnipotenza”, poi però sono cresciuto e sono diventato più maturo.

Quindi ho preso quella che era la mia fantasia e l’ho resa concreata e percettibile anche agli altri. Ho dato una forma definita a quei numeri e a quei colori, raffigurandoli in dei tabelloni, ma li sentivo in conflitto dentro di me.

Diciamo che i quattro colori principali che mi hanno accompagnato sono il rosso, il blu, il giallo e il verde, gli altri 4 sono una progressione…

ON-NO intervista Michele LIO

 

3. La prima volta che presentasti il progetto…

ON-NO nasce il quarto anno di liceo, ma inizialmente era solo NO. Ho iniziato a scrivere NO ovunque ma la reputavo comunque una parte creativa; i bordi dei quaderni erano bianchi, quindi disegnando “le montagne russe dei NO” era una cosa mia distintiva e la reputavo molto creativa. Più avanti il NO è stato scritto con 3 carattere: l’uno storto, l’astina ed il cerchio…

ON-NO intervista Michele LIO

Il quarto anno di liceo era dunque molto negativo, mentre nel 5° anno questa negatività si trasforma in creatività.

Agli esami di stato presentai una mappa concettuale che si chiama “MORTE: L’IRONIA DELLA VITA presentato da ON-NO”, proprio come i due opposti trovano un equilibrio tra di loro.

Era la prima volta che mi presentavo come ON-NO, la prima volta che presentavo il mio progetto e non mi importava del loro giudizio. Prendo la mia sedia dalla classe, dove dietro vi era scritto NO, la poggio accanto a me, tolgo la giacca bicolore che indossavo e la poggio sulla sedia, mi seggo sull’altra. Metto il braccio sulla sedia con la giacca e le mie parole furono: “Lì si siede Michele Lio, qua mi seggo io. Io sono ON-NO e questi sono i miei esami di stato!”
Inutile dire che lasciai i professori a bocca aperta.

Tramite questo iniziai a parlare del “Ciccio Pupi”: Pascoli parla del fanciullino ma il Ciccio Pupi nasce dalla mia famiglia, si tratta di quella parte bella, vitale, energica che c’è in ognuno di noi ma che non tutti riescono ad esprimere. Parlo di quella parte bambina che c’è in ogni adulto e quella parte adulta che c’è in ogni bambino.

Oggi per la digitalizzazione e le responsabilità non riesce ad emergere: i bambini di oggi hanno il virtuale e riescono a proiettare lì tutto. Anche per questo nascono gli OJ, più di semplici pedine, ma un qualcosa che scegli per rappresentarti sul campo di combattimento.

Alla fine durante l’esame ho fatto giocare anche i professori ed è stato molto apprezzato.

 

 

4. Parliamo adesso di Joko per L1…

Joko per L1 nasce così per caso. Io volevo dare al giocatore la sensazione di essere dislessico, cioè leggere un titolo ognuno a modo proprio. Un pò come gli origami, dove ognuno può vederci quello che vuole.
Mi piace che le persone abbiano una propria idea e anche quella può essere giusta, non devono esserci gli assoluti, perchè è proprio a causa degli assoluti che oggi ci stiamo fregando.

 

– Restate sintonizzati per scoprire tutti i dettagli di JOKO PER L1 e la relativa recensione! –

ON-NO intervista Michele LIO

Andiamo a spiegare il titolo del gioco.

Come leggete il titolo di questo gioco? Ognuno ha il proprio modo di leggere ed interpretare il titolo di questo gioco. Ma perchè scriverlo così? Io sono dislessico e mi piace che il giocatore dia una propria lettura ed interpretazione originale ed unica al titolo stesso.

JOKO per L1 è uno strumento per dire OK ai quotidiani KO, cosa vuol dire? E’ un modo di approcciarsi positivamente al negativo. Il negativo o nel gioco o nella vita, si presenterà ed è il modo in cui ti approcci al negativo che fa di te quello che sei TU, infatti la “J” è l’unione di due lettere, la T e la U.

Per L1: c’è chi legge per l’uno, c’è chi legge per 4, per minore di 1, per A, per ferro da stiro, anche questa seconda parte del titolo viene letta ed interpretata in modo personale. JOKO, per esempio, viene letto come “IOKO”, come “GIOCO” o come “J-O-K-O”, mentre l’1 è uno dei simboli principali di ON-NO infatti se notate bene, l’ON-NO è formato da due 1 che sono parte della N.

ON-NO intervista Michele LIOUn’altra caratteristica principale sono gli OJ, più di semplici pedine, ma un qualcosa che scegli per rappresentarti sul campo di combattimento.

Gli OJ nascono per essere un qualcosa di originale e non delle semplici pedine. Appena mi sono reso conto che inventare delle pedine originali e uniche sarebbe stato anche molto dispendioso ho fatto un ragionamento: oggi i migliori giochi da tavolo su kickstarter sono tali perchè hanno delle pedine magnifiche… bhè se magari quelle persone che hanno speso così tanto per delle pedine volessero utilizzarle nel mio gioco potrebbero farlo!

Ho proprio eliminato le pedine ed inventato gli OJ, la J è la parte jolly perchè qualunque cosa può essere un OJ.
Inoltre l’OJ è un qualcosa che limita le discussioni prima di giocare, per esempio quando a casa mia giochiamo a Monopoly, prima di iniziare c’è la lotta per chi si deve prendere il funghetto o a Risiko le armate nere.

Inoltre non a caso gli OJ sono rappresentati come occhi perchè chi gioca ha due occhi, uno destinato al gioco da tavolo ed uno a ciò che li circonda, invece l’OJ non deve preoccuparsi più della realtà esterna ma esiste solo il gioco.

Parlando invece del concetto di isola, ogni giocatore ha un suo tabellone e le proprie difese, mentre il dado d’attacco è uno per tutti. Ogni giocatore deve stare attento al proprio tabellone ma anche a quello degli altri perchè se tutti noi restassimo nel nostro tabellone il gioco sarebbe statico. Se lanciassimo solo il dado nero, dunque ognuno pensa ad aumentare le proprie difese, non staremmo giocando. E’ il dado bianco (attacco) che crea relazione tra le varie isole che in questo gioco, essendo di combattimento, rappresenta un negativo, ed è proprio come ti approcci a questo negativo che fa di te quello che sei.

Ho scelto appositamente di invertire i colori dei dadi, bianco per l’attacco e nero per la difesa. Molti hanno il pregiudizio del nero negativo, quindi “l’ho fatto apposta”, proprio per andare al di là dei pregiudizi e degli schemi comuni e davvero in tanti mi hanno dato questa conferma sbagliando a lanciare dado.

Ho deciso di mettere come età 8+ perchè mi piace che il giocatore, anche se piccolo, possa cogliere la profondità che si cela all’interno del gioco.

Ho scelto come numero di giocatori da 3 a 8 perchè 3 è il parziale di 8, cioè due 3 messi speculari diventano 8, se invece giri l’8 diventa infinito.

ON-NO intervista Michele LIO

 

5. Quali sono i primi giochi che hai creato?

Joko per L1 è stato un’evoluzione di vari giochi. Il primo gioco aveva delle regole che solo io capivo, erano tutte in numeri ma piano piano ho cercato di scriverle in italiano.

Il primo gioco era U-BOSS, doveva vincere uno di questi colori in conflitto tra di loro. Ho preso i miei cugini ed ho provato a farli entrare nel mio mondo, io ero il verde, mio cugino (l’ufficiale Ciccio Pupi della famiglia) era il blu e le mie cugine erano il rosso e il giallo. Ho proprio cercato tramite loro mettere un’armonia tra questi colori. Gli stessi colori si sono riproposti in Joko per L1 che è nato un bel po’ di tempo dopo.

Attualmente sono arrivato a quota 5 di giochi da tavolo da me inventati, dovrei solo tradurre le regole. Si tratta di mini-giochi.

 

 

ON-NO intervista Michele LIO

6. Dove possiamo trovare te e Joko per L1?

Io sono di Palermo ma cerco di partecipare a tutte le fiere della Sicilia e non solo. Sarò presente al Palermo Comic

Potete trovare Joko per L1 in fiera oppure contattandomi alla pagina Facebook o Instagram.

 

 

7. Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai già in cantiere altri giochi?

Ho altri due giochi con finalità sociale, cioè riesco a fare teoria attraverso questi giochi, poi ne ho altri due più leggeri.

Un progetto che mi piacerebbe portare avanti è il gioco itinerante, cioè prendo un furgoncino e giro l’Italia. Il mio problema è che attualmente sono solo all’interno del progetto ON-NO.

 

 

8. Il tuo sogno nel cassetto..

Riuscire a portare alla LEGO il progetto ON-NO è un sogno che mi accompagna da tempo. I lego mi hanno aiutato tanto. Inoltre mi piacerebbe riuscire a portare avanti il concetto di OJ e magari farli diventare omini di LEGO personalizzabili.

Un sogno meno ambizioso è riuscire a raccontare la mia storia attraverso questo fumetto/film/gioco, non più in modo distruttivo-creativo ma in modo creativo-espressivo, per stimolare anche gli altri ragazzi che vivono un momento negativo o di chiusura. E’ anche grazie al mio negativo che sono uscito fuori.

 

 

9. Un ultimo saluto…

“Che la forza sia con te giovane ragazzo, non ti preoccupare se hai il negativo, esprimilo che verrà fuori qualcosa di creativo!”.
Ci vediamo alle prossime fiere!

 


 

Un grosso ‘in bocca al lupo’ per il futuro e ancora tanti complimenti a Michele e al suo ON-NO – La Redazione

 


 

“ON-NO E’ una realtà ludica che nasce come facilitatore sociale. Non a caso, il primo ambito in cui si sperimenta è quello dei giochi da tavolo.
Si approccia al gioco in modo differente, tenendo conto del negativo che si manifesta anche durante un’attività ludica.
“ ( ON ) Accendiamo un positivo, non escludendo il negativo ( NO )”
È anche la fine della parola immaginatiON e l’ inizio della parola NOrmality; un intreccio tra fantasia e realtà.

Il simbolo rappresenta l’alternarsi di due opposti: il bianco e il nero; essi non si escludono, ma si completano.
Lo stesso vale per i due numeri 1 che, nella loro specularità, prendono direzioni apparentemente diverse, ma agiscono sullo stesso livello al fine di raggiungere il medesimo scopo: la condivisione di uno spazio.
Infatti, se si guarda l’ immagine nella sua globalità si nota una freccia che orienta i due 1 verso una direzione univoca.”

 


 

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