STRANGER THINGS – RECENSIONE

Stranger Things è una serie che trae la propria linfa vitale da topos generazionali di chi è nato a cavallo tra i ’70 e gli ’80; una generazione tanto nostalgica da insaporire ogni cosa con vintage dal retrogusto di “oggi film così non ce ne sono più“.

È stata questa la carta vincente che ha ammaliato un’enorme fascia di consumatori, quelli che oggi hanno tra i 30 e i 40 anni, e che sono il target ideale per gli utenti Netflix.

Stranger Things è stato girato nel 2016, ma appare in tutto e per tutto come una produzione anni ’80. Nel comparto estetico tutto è impeccabile al limite del maniacale. Vestiti e mode, così accurati da definire i divari di età e i caratteri dei protagonisti alla prima occhiata; scenografie e luci restituiscono un’atmosfera vintage, saturata dal merchandising di Guerre Stellari.

Poi ci sono le musiche, dove riecheggiano note di John Carpenter, con un occhio di riguardo a Distretto 13. Ma non basta un budget adeguato e una messa in scena di stile per catturare l’essenza degli anni ’80. Occorre lo spirito e l’atmosfera. Quel miscuglio di avventura e paura, di pericolo e trionfo che si prova vivendo un film (o una serie in questo caso) dimenticandosi totalmente che è qualcosa di fittizio costruito a tavolino.

Questa è la forza dei film cult di quell’epoca ed è la medesima forza che si riversa in questa fantasmagorica serie: per questo nonostante la storia sia densissima di situazioni già viste e di citazioni più o meno esplicite, riesce a inchiodare lo spettatore alla poltrona, attanagliandolo puntata dopo puntata.

Con la sua seconda incredibile stagione, Stranger Things si impone come uno dei migliori nuovi prodotti degli ultimi anni, dimostrando anche di avere carattere e una forte identità artistica.

La creatura dei Duffer Brothers è ancora capace di fondere lo young adventure alla King alla serialità contemporanea, in modo armonioso e con una concezione creativa chiara.

Si glissa molto di più sulle citazioni, ricercando invece un’uniformità stilistica necessaria, che non solo raggiunge ma inizia anche a mettere in mostra un crescendo di tensione dallo sviluppo stratificato, con ritmo adeguato e ottime interpretazioni.

Nella terza stagione, la serie dei Fratelli Duffer cresce insieme ai suoi protagonisti: la minaccia mostruosa è più grande e terrificante che mai, ma sono soprattutto le dinamiche nei rapporti tra i personaggi ad accompagnare la narrazione e conquistare il pubblico, nonostante in alcuni momenti i toni possano apparire troppo ironici.

A fare davvero paura allora è la crescita, e questo nuovo capitolo è proprio il racconto di come i personaggi, a cui ci siamo tanto affezionati, debbano imparare a fare i conti con l’adolescenza e i cambiamenti inevitabili che porta con sé.

Detto tutto questo, mi rimane soltanto di dare il voto a questa serie che a parer mio non è altro che un bellissimo 9/10.

“Gli amici non mentono”

ELEVEN

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